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Testimonianze

I Giardini Fioriti di Ol'Mar


TESTIMONIANZE



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"Quasi come un toccare appena il filo e, feroce, sventrare le porte, i vasi, la forma chiusa, le cattedrali di sale, le entrate senza uscita, le addizioni senza il primo numero, vi è nella storia un continuo negoziare luoghi e voci prigioniere nella parete fredda della memoria perché, come le matriosche, noi stiamo una nelle altre". Attraverso la poesia in prosa de "I giardini fioriti di 01'Mar," Mario Guadalupi esprime la sua complessa personalità inoltrandosi in un invisibile labirinto mentale, dove il decifrare un concetto, una frase, un pensiero rappresenta un punto di arrivo e, al tempo stesso, un punto di partenza per un nuovo viaggio nei profondi misteri dell'inconscio. Un lavoro senza un apparente filo logico, in cui la mente può cimentarsi percorrendo un tragitto "Random", finendo ed iniziando in qualsiasi punto, senza spazio fisico e temporale, adatto ad un lettore pronto a mettere in gioco le proprie convinzioni ed esperienze, in un turbinio di concetti da assimilare con l'anima, il cuore e la mente. Leggere "I giardini fioriti di 01' Mar" significa liberare la propria mente dai pregiudizi che ci legano ai cavilli dell'esistenza e sciogliersi nella fantasia che sfocia nell'agognata libertà. (Paolo Lorizzo, giornalista. Recensione su: “Dirigenza Bancaria” ).



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I Giardini fioriti di Ol'Mar e' un romanzo ermetico costruito in una matrice epico-cavalleresca. L'autore tesse una mirabile tela dalla geometria perfetta, come si addice al ragno che prepara l'agguato per la sua preda. Lo sventurato che si lascia sedurre, incuriosito dal mistero della proposta, si avvicina al predatore che attende paziente: è la fine. Scatta inesorabile la trappola del ragno che ipnotizza la preda che cade nella tela dove viene catturata, paralizzata, pronta per essere divorata. Se leggete questo romanzo munitevi, almeno, di difese appropriate: non guardatelo negli occhi, avvicinatevi di corsa, rubate qualcosa e fuggite immediatamente. Il ragno rimarrà digiuno e voi gli avrete rubato un piccolo pezzetto del segreto della sua tela. (Onofrio Donzelli , Prof. Di Fisica Atomica e Nucleare - Università di Ferrara).



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Poema che descrive un viaggio. Itinerario dove si rappresenta la condizione esistenziale dell'uomo; un uomo che si manifesta come viandante, bambino, donna e popolo. Umanità che percorrere un viatico contrassegnato dal dolore e governato da un dio con la "d" minuscola, piccolo e crudele, per tornare, trasformata, al paradiso cui appartiene e da cui è stata cacciata da tempo immemorabile: Ol'Mar. Un libro che invita il lettore ad uscire dalle convenzionali dimensioni dell'esistenza per condurlo al di fuori del tempo e dello spazio, laddove non è più necessario "capire" ma soltanto "sentire". (Lucia Aggio, letterata e manager).



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Impossibile per un “normale” lettore, dedurre da copertina, controcopertina, frontespizio e indice qualsiasi informazione utile ad agevolare un possibile acquisto. Sembra quasi che autore ed editore, solitamente uniti dal “sacro” vincolo delle strategie di vendita, abbiano unanimemente deciso di ignorare le elementari regole del mercato sfidando chiunque fosse attratto dal nero tomo, a varcare i confini de “I Giardini fioriti di Ol'Mar” senza fornirgli alcuna mappa utile ad addentrarsi, ma soprattutto a districarsi in quello che, solo il più smaliziato dei lettori intuisce dall'indice essere un vero e proprio labirinto e non solo letterario. Un contenuto, è bene essere chiari, visto il mistero che lo avvolge, svincolato da schemi rigidamente razionali con i quali noi occidentali siamo soliti dare ragione delle cose che accadono nel mondo-universo. Un contenuto che sembra essere frutto di un pensiero “altro”, meditato e maturato in vent'anni di studio e lavoro (tanto è durata la scrittura del testo), ma forse sarebbe più corretto dire di un'intera vita “altra”, quella che, una volta abbandonate le vesti dell'uomo contemporaneo, Guadalupi sembra aver vissuto e in parte autobiograficamente riportato, dal lontano momento in cui ha preso coscienza che, come egli stesso riporta citando il Maestro zen Baizhang: “Se capirai che non c'è alcuna connessione tra i tuoi sensi e il mondo esterno allora sarai libero di colpo”. Questa è forse l'unica via per percorrere ed uscire dal Labirinto e raggiungere i Giardini di Ol'Mar, l'Eden che l'Uomo ha perduto e finora non ancora ritrovato, ragione per cui continua ad essere prigioniero di se stesso. ( Mauro Della Valle, giornalista esperto in comunicazione responsabile).



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Per chi non ha mai provato l'inebriante, estraniante, rinfrescante esperienza dell'immersione subaquea, l'inizio della lettura di questo libro potrà apparire dapprima come un inganno dei sensi. Così come accade nella situazione in cui la gravità è ingannata da un fluido diverso, l'orientamento naturale ci abbandona per dare alla consapevolezza l'opportunità di rigenerarsi in una forma diversa. E' inebriante seguire il fluido divenire di significati che danzano oltre l'immediata comprensione, così come accade quando si ammirano forme di vita aliene ma non per questo più lontane da noi di quanto spesso non sia la nostra coscienza. Invito chiunque di voi ad immergersi in questo mare senza tempo che l'autore ha reso accessibile sconvolgendo gli orizzonti del narrato e del narrabile, trasformando le dimensioni molteplici dello spazio indefinito ed indefinibile in un organismo pulsante di suoni colori e di rincorse a perdifiato tra logica e ipnosi. Buona immersione. ( Giovanni de Luca , Direttore Rai sede regionale Veneto).



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Già introdotta ad una possibile chiave di lettura del libro da conversazioni scambiate con l'autore, mi sono accostata al suo itinerario accantonando attese di rigore logico e di consequenzialità ideativa. Ciò nonostante, l'effetto iniziale è stato sorprendente. L'apertura algebrica induce subito a chiedersi il perché delle sequenze numeriche, a cercarvi o attribuirvi, da lettori scolastici quali irrimediabilmente siamo, dei significati logici, conseguenti a premesse e organizzati intorno ad un codice. Confesso che l'ostinazione a cercare il codice segreto è durata per un po'. Poi la mente ha desistito ed è iniziato il piacere del lasciarsi travolgere dal fluire delle immagini, delle sensazioni e del/i racconto/i quale rappresentazione metaforica delle identità. Nell'intrecciarsi delle figure, dei luoghi e dei pensieri che l'anima incontra, si respira, pagina dopo pagina, un interesse autentico per “l'uomo” in quanto soggetto culturale, i suoi contesti di vita, le relazioni che egli intrattiene con la comunità di appartenenza e lo spessore culturale delle sue espressioni: il mito, la musica, il teatro. Ovunque egli si trovi, comunque egli agisca, lo accompagnano una profonda “nostalgia”- il ricordo- e una sensazione indefinita di attesa - la speranza-. Ecco allora che, come ogni narrazione, anche ne “I Giardini fioriti di Ol'Mar” la tensione tra sguardo retrospettivo e visione prospettica genera il conflitto, punto di snodo dell'epica del poema, della sua profonda religiosità: senso del mistero. Epico è il vivere dell'uomo dentro al conflitto, quando non si intorpidisce sul ricordo, né si esalta o fugge nelle visioni oniriche. Mi sono rimbalzate così alla mente alcune tra le affermazioni di J. S. Bruner a cui sono più affezionata: “Tesa tra il Sé convenzionale e il Sé moderno, tra generalità e singolarità, il racconto di sé rappresenta lo strumento con cui preservare l'identità nel cambiamento e impegna a vivere il Sé in forma non ripetitiva, cioè narrativa. […]. Se tutto è dato allora non c'è alcun Sé moderno e siamo semplicemente specchi della nostra cultura” […]. E' la dialettica tra il Sé prevedibile e il Sé moderno che consente di riconoscere se stessi nonostante il variare delle situazioni, degli incontri e dei luoghi”. I racconti sono in sostanza dei viaggi attraverso il conflitto e alla fine del viaggio nulla è più come prima. Per cui raccontare è qualcosa di più ri-cordare: è ri-membrare, ricostruire il “corpo della propria esperienza” che il rincorrersi delle situazioni aveva smembrato: religiosità e mistero. Ma il volume sembra attraversato anche da quel principio dell'intertestualità o dialogismo della cui enunciazione siamo debitori a Bachtin. Il rincorrersi dei richiami e delle citazioni, il sovrapporsi delle immagini e la loro contaminazione rendono l'opera un luogo transazionale: punto di incontro di discorsi, letture e scritture, evento polifonico in cui si intrecciano molte “voci” –eteroglossia-, ciascuna delle quali vi porta dentro echi e risonanze di conversazioni precedenti, a cui si allaccia idealmente, e anticipa discorsi che seguiranno. In tale prospettiva, il trascorrere delle parole è nodo che istanzia significati intessuti a reticolo, dove il discorso riveste valore per le transazioni di cui conserva la memoria: non si consuma nel presente dell'enunciazione, ma, per dirla con Bachtin, “è un anello nella catena del dialogo con cui è intessuta la trama delle relazioni umane”. La cultura, nel suo insieme, è un grande discorso ritenuto dalla memoria collettiva e popolato dalle voci e dagli incontri di coloro che l'hanno costruita ed abitata. E' indubbio che in tutta l'opera colpisce l'assoluta padronanza della lingua, resa corporea, carnale, talora sensuale quando è piegata dalla forza delle visioni e delle situazioni. Eterea, evanescente, velata o cristallina per la leggerezza dell'immaginato. Curiosità: nell'ostinazione a costruire intorno al poema la tensione di uno stile tutto giocato sul piano metaforico e a mantenerlo con coerenza fino all'ultima riga non vi è forse una sorta di aristocrazia letteraria (umana?): il poema si rende leggibile solo a chi accetta di condividere il senso del mistero. Oppure vi è la disperata ricerca di religione e di bellezza dell'anima? Ma anche questo è percorso praticato da pochi. Ancora una breve annotazione: durante la lettura, mi sono chiesta ripetutamente come sia stata possibile la revisione del lavoro: abitualmente il mio processo di revisione degli scritti, sempre fervido e intransigente, è guidato dalle ragioni della logica e della chiarezza: ma questo è dovuto forse alla necessità di dimostrare, argomentare, spiegare. Tuttavia, quando entro a contatto con l'anima, mi assale la delicatezza e le parole tendono a farsi mistero: proprio come in quest'opera. (Lerida Cisotto, Professore di Didattica Generale e Didattica della Lingua Italiana - Università di Padova Dipartimento di Scienze dell'Educazione).



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Bisognerebbe conoscere l'autore per potersi meglio accostare ad un'opera che sono certo lascerà una traccia profonda nella storia letteraria del nostro Paese. Per un cattolico di formazione tomistico-aristotelica come il sottoscritto, riplasmato dagli insegnamento del prof Guido Guglielmi ai criteri del metodo scientifico sperimentale galileaiano, confesso che non è stato facile affrontare la lettura de “I Giardini fioriti di Ol'Mar”. Dopo la prima pagina, il tuo tradizionale modo di leggere e di pensare, fondato su codici culturali di comunicazione standardizzati da rigorosi criteri, viene totalmente stravolto. Provi, almeno così a me è accaduto, una certa difficoltà, sino ad una sofferta repulsione, verso un incalzare di stilemi e di concetti apparentemente oscuri, fino a quando non ti arrendi all'idea di leggere il libro a voce alta. Così come un tempo, almeno io, studiavo le pagine dei libri nelle scuole superiori e all'Università. Sì, perché il libro va letto a voce alta per meglio ascoltare una prosa che diventa poesia. Solo così i concetti e gli stilemi si caricano di una più forte evidenza trasformandosi in fonemi recitati a voce alta. E solo allora il pensiero, in apparenza indistinto, si trasforma in un caleidoscopio d'immagini e di significati che evocano i sentimenti più profondi dell'animo umano. E' comunque faticoso decrittare questo viaggio tra teologia e filosofia, impregnato di pochi riferimenti logico-formali quanto piuttosto sostenuto da quel principio di indeterminazione che, derivato dalla fisica quantistica, rende, anche e non solo nella scienza moderna, tutto così difficilmente riconducibile alle certezze dell'antica scienza galileiana e dei nostri tradizionali criteri di comunicazione….. Veramente l'Adesso appare come la condizione inaccessibile di un'umanità abituata a vivere l'attimo fuggente, quasi a volerlo fermare, mentre dentro di sé coltiva, anche se talora inconsapevolmente, l'ansia verso quel “radicalmente altro” che è la meta definitiva che, a me appare, essere la conclusione di questo percorso labirintico che vale la pena sperimentare. ( Ettore Bonalberti , giornalista e scrittore).



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Un concetto insieme fondamentale ed innovativo dell'approccio interdisciplinare dei rapporti umani è probabilmente quello della “mappa mentale”, noto a molti: in pratica, posto un termine-chiave (un obiettivo strategico, un prodotto, un tema di lavoro, ecc.) i partecipanti con il massimo della spontaneità esprimono i propri contributi attraverso altre parole ed il conduttore tenta di raccoglierli disegnando alla lavagna una specie di rete tentacolare, collegando, espandendo, annodando e così via. Ne sortisce, in pochi minuti, una spesso sorprendente ragnatela i cui vertici estremi indicano parole rispetto al termine di partenza ben lontane, ma creativamente assai prossime e stimolanti: ed ognuno raccoglie lo stimolo che più sente proprio, in un'atmosfera insieme di condivisione e di coinvolgimento. La realtà, gli iter operativi, i vincoli gerarchici sono poi tutt'altra cosa, rappresentano una realtà se non ostile assai condizionante…ma questa, come si suol dire, è un'altra storia. Tuttavia l'arricchimento, culturale e/od emotivo, della pratica è indubbio ed anche persistente. Vorrei augurare al lettore dei “Giardini fioriti di Ol'Mar” di vivere questa dimensione di coinvolgimento e di arricchimento. Leggendo, direi imprescindibilmente, ad alta voce, qualsiasi passo nelle quasi seicento pagine, scelto con la massima casualità (anzi, non scelto!) ogni parola dell'imprevedibile periodo diventerà un termine-chiave, il punto di partenza per un'inedita, irripetibile, giocosa “mappa mentale”. Probabilmente si schiuderanno orizzonti, si apriranno parentesi senza chiuderle, affioreranno immagini, ricordi, fantasie: la ricchezza essenzialmente, esclusivamente intima, di questa opera è qui: dizionario immenso nella sua Stravaganza (l'”Esse” maiuscola non è un refuso) che offre al consultatore, solo appena curioso, spazi senza limite di libertà, visioni caleidoscopiche, puzzle dell'inverosimile: io direi, con un pizzico di compiaciuta esagerazione, un godimento intellettuale che si alimenta senza posa e senza fine di quella specie di energia solare che viene dalla nostra interiorità, ahimè spesso se non sempre troppo in ombra. ( Mario Vio , docente e formatore).



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La saggezza del libro non sta nel contenuto ma nell'autore stesso. Solo chi lo conosce, conosce la sua storia, e la capacità filosofica del suo cervello può rendersi conto che il libro è fatto per persone volitive, responsabili, dure (dotate di un'innata propensione per il trascendente). Quello che può sembrare un incomprensibile mistero è semplicemente la corteccia che riveste il personaggio le cui origini Boheme giustificano. All'interno della corteccia il libro rivela il suo carattere complesso ma buono, disponibile, e massimamente sensibile: mai banale. Chi non riesce a leggere il libro è solo perchè non supera la corteccia spessa, difficile a volte incomprensibile in cui è racchiuso. E' come un geode che dall'esterno si presenta tondo, rugoso, grigio, compatto, duro. Dentro è una meraviglia della Natura. (Beppe Tenti , esploratore e produttore televisivo Overland).



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C‘è ancora qualcuno che pensa a e scrive di Paradiso. Verrebbe laicamente da dire “per fortuna” e religiosamente: “Grazie a Dio”. Questi è l’autore che ha concentrato le riflessioni di una vita nel suo libro: I Giardini fioriti di Ol’Mar. Il libro, intanto, è bellissimo esteticamente fin dalla copertina. E’, nella sostanza, una dotta, originale ed incredibilmente unica indagine antropologica sulle aspettative umane riguardo alla vita, la morte, la felicità, l’infelicità, la paura, la finitezza e l’infinito. Formalmente è un poema. Si rifà, dunque, l’autore ad una abitudine medievale? Non è dato saperlo, così come la lettura non risolve alcun enigma. L’autore è un credente. E in ciò non vi è alcuna notizia degna di nota. Ma è un credente sincero. E qui la notizia c’è. Ne I Giardini di Ol’Mar, trova il coraggio di ficcarsi nei meandri dell’aspetto psicologico dell’uomo tragicamente portato ad oscillare tra credere in qualcosa oltre se stesso e il ridicolizzare questo suo stesso pensiero. Non è coraggio da poco. Soprattutto non lo è in tempi di tutto facile e veloce, dal cibo al libro tascabile, all’articolo di giornale che non deve essere oltre le due cartelle giornalistiche “sennonessunololegge”. Le 573 pagine del libro non sono di facile lettura e la stessa fisicità del tomo lo rende difficilmente maneggiabile. Ma anche qui si rintraccia l’onestà intellettuale dell’autore che sembra dire: ”Sì, leggere il mio libro è una rogna, ma la vita cos’altro è?”. Spero che Mario mi consideri un Amico perché io mi sento onorato dell’amicizia di un uomo di tale spessore. Non sono offeso del fatto di non essere l’editore de I Giardini di Ol’Mar soltanto perché non mi occupo di poesia. Comunque non è un libro per il quale mettersi a fare un piano finanziario con preventivi e volgarità legate alle possibili, probabili o improbabili vendite. E’un libro da leggere, soffrendoci sopra ed è poi da regalare ad un altro Amico. Ma un vero Amico. I Giardini di Ol’Mar (il cui significato) non va svelato prima della sua lettura, mi ha ricordato moltissimo Il Funesto Demiurgo di E.M. Cioran, scrittore romeno dispatriato in Francia. Diversamente dal modo passionalmente tipico della "letteratura terapeutica", Guadalupi affronta l’irrisolvibile dilemma con misurato ardore, anche se il retrogusto è sempre quello della disperazione della possibilità del Nulla. (Carlo Mazzanti, editore).



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Recentemente ho seguito con attenzione l'omelia di un Prete border-line. Il sermone era ai limiti della contraddizione, della provocazione. Tutto per scuotere, per dare una scossa, per smuovere le coscienze assopite. "Al predicare bene sul razzolare male" risponde che in ogni caso bisogna predicare bene. E' un dovere anche se umanamente si razzola male. Ed è lì che si è accesa la spia. Tutta l'umana caducità l'ho riscontrata in quella frase spuntata. Da lì l'infinita misericordia del perdono. Ma se di perdono si parla è il perdono concesso a chi riscalda sempre un ideale, una meta un qualcosa in cui credere e che rimane un fatto estremamente personale da ... "fuori tutto" tranne il mio cuore. Questo è ciò che ho provato "nell'affrontare" questo poema epico. Puoi dipanare la tua vita fra mille difficoltà, puoi non trovare il bandolo della matassa, ma se hai un ideale giungerai alla fine ad assaporare gli odori, gli aromi le sensazione che emanano i Giardini Fioriti di Ol' Mar (Claudio Cappato, manager e poeta).



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"Un libro sicuramente difficile, duro, spesso impenetrabile e disorientante. Le coordinate spazio-temporali sono labili, porose, e i percorsi mentali dell'autore a volte quasi impossibili da seguire. Tuttavia, proprio per questi motivi, si tratta di una lettura anche travolgente, di un'esperienza diversa e forse unica, che spinge a cercare dentro di sé il significato delle cose e della storia". (Tiziana Pizzi lettrice).



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Come si forma un persecutore? L’autore scrive lungo un itinerario di oralità, come pochi fanno. Scrive in un italiano senza convenzioni fisse, un "italiano" allarmante, tracimante, che risulta anche tradotto dal portoghese parlato e dalla lingua ceca immaginata. Un italiano assolutamente retorico. E pertanto questo italiano traslitterato risulta ribaltare il presupposto della domanda e risposta prevista nei "dialogoi" di socratica moratoria. Dal suo canto, o meglio, dal canto suo, la madre dell’autore, Mary Kaprova, novantaquattrenne, passa da una lingua materna (ceca) all'italiano come lingua dell'invenzione e dell'arte. Un italiano come idioma che l'incontro con un marito non prevedibile e sopra tutto latino, le consentiva di prendere come scommessa linguistica, girata, suggerita - sine voluntas - non senza conseguenze e implicazioni, ai suoi quattro figli. I Giardini di Ol’Mar si traduce con lo spunto per cui parlare (e non scrivere) in un'altra lingua risulta impossibile se non come antifrasi del discorso schizofrenico. Volete un esempio? "Noi italiani non rispondiamo se non sotto dettatura/dittatura". Una domanda che forma il sillogismo impossibile del discorso politico. Dove il libro psicagogico o pedagogico si vanifica dinanzi alla impossibilità del metalibro: potrebbe essere questa "l’eterna sintassi della persecuzione", verso cui affiora una parte del libro che invece si ribalta nell'"eterna persecuzione della sintassi e nella (non) eterna costrizione della frastica”. La retorica non è un illusione e i retori, governanti ironici di una terra di nebulose, abbarbicati negli scogli che furono di Cicerone e, 18 secoli dopo, di Giambattista Vico, sono convocati a ragionare nel guado dell'idioma inventato da Guadalupi: questa convocazione risulta nel libro importante e estesa, al punto da risultare impossibile per chi fa della retorica il contrario della sintesi significativa. Contro questa sintesi, e anzi, come un atto imperativo di esercizio retorico, la lingua di Ol’Mar si precisa. E allora il libro automatico prefigurato dai futuristi e ripreso come parafrasi da "Paradis" di Philippe Sollers, si trasforma nell'incubo della trascrizione sotto dettatura. Si trasforma nella prigione della lingua, cui sembra credere il discorso isterico quando finalmente enuncia in un "io parlo, tu scrivi!", senza mancare di aggiungere che lo scrivere non può risultare fedele all'identico, perchè scrivere lo stesso o la stessa cosa può avvenire solo nella logica del rifiuto ossia in una logica elaborata da Sigmund Freud quando riferisce del discorso psicotico come preso nella logia del rigetto (Verwerfung). L'isteria può a questo punto enunciare così: "Ti chiedo di scrivere quel che ti detto, alla condizione di non scrivere quel che dico e che non ti ho mai détto"; "e che mai ti dirò", aggiungiamo noi. La lingua di Ol’Mar, come intendete se leggete questo libro, non è di natura, non si trova in natura, non rispetta nessun naturalismo: è piuttosto il trascinamento del motivo - delle trame - nel labirinto. Il labirinto senza giardino? il giardino dei giardini? No! un labirinto entro cui i significanti "sembrano" invocare senza i nomi. Ma questi significanti che sembrano andare - come le merci evocate dal Capitale di Marx - al mercato da soli, non si trovano nella strada del mercato, ma in quella del processo di perdita. A differenza del libro anamnestico, che viene ritrovato dal discorso occidentale come risposta futura a una domanda precedente e inattuale, il testo non ricorre al ripristino "economico" della memoria, ossia non si colloca in un'economia della scrittura, ma nel suo paradosso. E sicuramente si trova a "equivocare" nella sua prolessi e nella sua dialettica. L'effetto amnestico e attuale del libro è invece il risultato di un processo, apparentemente senza funzione. Di questo intende molto l'isteria che del persecutore fa appunto una figura, perchè no!, retorica. E leggiamo pertanto il libro di Mario Guadalupi come un sorprendente ripresa della retorica moderna. (Alberto Cavicchiolo, psicanalista e direttore di Artvalley).



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Tra romanzi e saggi, la formula del poema epico in prosa è certamente insolita e affascinante. L'ha scelta Mario Guadalupi dando alle stampe “I Giardini fioriti di Ol'Mar” edito da Crocetti, un libro che, sviluppando un plot labirintico e mozzafiato, diventa, con lo scorrere intrigante della lettura, puro linguaggio o, meglio, esercizio di linguaggio, innescando però un enigma. Così dolore e follia si mescolano trovando nel magma di parole e di senso, una soluzione immaginifica senza un autentico finale. Uno sviluppo estetico, questo, assolutamente originale, che assegna alla corposa opera di Gaudalupi un sicuro rilievo nella produzione letteraria italiana. (Giuliano Ramazzina, giornalista, Il resto del Carlino).



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Per chi come noi è quotidianamente impegnato in un'improba lotta contro malattie gravi e invalidanti come quelle rare, cercando di alleviare le sofferenze di tanti malati e famiglie, attraverso l'assistenza e la ricerca genetica, esplorando la doppia elica del DNA, alla caccia di un frammento impazzito che ha sovvertito le vie metaboliche di un ordinato microcosmo, non c'è solitamente tempo da dedicare a letture molto diverse dagli accorati appelli che giungono a noi da ogni parte del mondo o dalla letteratura scientifica che ci informa e ci aggiorna. Ma quando abbiamo avuto sul nostro tavolo “I giardini fioriti di OL'MAR “ed iniziato a sfiorarne con gli occhi le pagine, siamo stati attratti irresistibilmente alla lettura di questo volume dal ritmo incalzante che ci ha portato al di fuori dello spazio e del tempo, verso i labirinti di lussureggianti giardini, i quali si aprono al visitatore uno dentro l'altro, dopo lunga e sofferta esplorazione, ma anche caoticamente sovrapposti e casualmente, così come accade nella ricerca. Ed è racconto di pura ricerca quello di Mario Guadalupi che con grande cultura ed un uso sapiente della lingua evoca il continuo pellegrinaggio della mente, dalla notte dei tempi, da e verso i misteriosi confini della vita e della morte … (Anna e Giuseppe Baschirotto, Presidente B.I.R.D. Europe Foundation: ricerca genetica malattie rare).



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I grandi uomini non hanno necessariamente bisogno di essere capiti; possono permettersi d'essere comprensibili solo ad una ristretta cerchia di prescelti. E' il caso di questo autore dotato di grande sensibilità, generosità e soprattutto spiritualità, di cui tutto assorbe ed ammanta. Sicuramente è convinto che il valore più alto della logica e del ragionamento è l'intuizione; dunque solo con questa può essere letto: I giardini fioriti di Ol'Mar. (Anna Maria Buzzi, scrittrice e Dirigente Generale Ministero BBCC).



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L'autore ci accompagna in un'avvincente avventura umana che ci porta a sondare le profondità dell'essere alla ricerca di "un punto fermo tra le onde del mare" come diceva una bella canzone. Debbo dire che si tratta di un testo coinvolgente come l'autore, che riesce a suscitare le nostre energie migliori e ci spinge a proseguire con speranza nel nostro personale cammino. ( Lorenzo Malagola , Cons. Com. Milano, referente Politiche Sociali Segr. Tec. Ministro del Lavoro).



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I Giardini Fioriti di Ol'Mar, è strano e originale. Ma, soprattutto, a mio parere è scritto per pochi lettori. La stranezza e l'originalità, è da attribuire alla sua costruzione, che è fatta da brevissimi capitoli prevalentemente autonomi, non necessariamente seguenti l'uno l'altro, a volte trovando, più in là, un nesso con i precedenti. Riguardo al fatto, che è scritto per pochi... l'autore mescola sapientemente personaggi e luoghi antichi e moderni, esistenti, mitologici, letterari, appartenenti a diverse culture, filosofie religioni, che toccano ogni area geografica del pianeta. Quindi, il lettore, deve essere “attrezzato” con una vasta diversificata cultura per avere la possibilità di seguirlo coerentemente. Dopo essere penetrato nello spirito dell'autore ed avendo superato con un dovuto impegno le prime pagine, il libro può essere assaporato con grande delizia. ( Dionysio Spiliotopoulos, manager ed internet editor).



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I versi avvalorano l’anima che spesso sta chiusa nel suo pianto di ferro e ragione così il protagonista de “I Giardini fioriti di Ol'Mar” che non si dà pace e duella. E’ sempre lo stesso e di più, altro nell’altro fino a divenire uno solo, un solo verso, il canto che scolpisce in se l’attenta melodia degli esseri viventi e inanimati . E’ il canto a non piegarsi mai nemmeno alla parola e al suo intimo significare. Prima della parola abbraccia ogni noi invadendoci e questo accade nei Giardini Fioriti di Ol’Mar. Accade perché deve accadere nell’umiltà del piano che cresce fino all’acme mortale. o ritorna all’uomo flessibile e inaudito. Come abbia governato con stile proprio tale materia riversata, è il miracolo del libro e dello scrittore agito da altre forze cui sottrarsi è difficile forse e palpita così l’aria elettrica di un io mutato ad altro nella condizione incessante dell’imperfezione perfetta e mai perfettibile. Il cammino di ciascuno è nostro e altro: ricominciamo proprio come ogni capitolo del poema inizia 0,0687204290477095 ”Che cos’è mai il dolore?”oppure 0,1149801501006385 “Sul molo lucido dell’addio, deriso, tra spessi e fitti veli di bellezza fulgente di dolore, l’eroe insegue la linea che quieta si alza lungo l’orizzonte” è dunque lo slancio infantile che la vita protegge seppur mascherandolo con danze e paure. E’ poema l’esistere nella traccia che racconta e dura e resta. L’eroe narra, vive, consuma e resta per il tempo previsto al suo restare ma per restare ancora ovunque, per sempre, trova la mano e il segno ad’imprimersi contro la forza brutale della cancellazione. Nella fede di una mano egli vive e il suo andare sarà nostro in quanto egli è noi e noi siamo in tutto quell’altro che non conosciamo. Nel mistero è affidata la sapienza quotidiana dello scrivere che per l’eroe è un formarsi costante di vita e morte, irrealtà e derisione colore e plichi di aria imperscrutabile. Quando verrà l’ultimo sguardo o luce o terra, noi come nei Giardini Fioriti di Ol’Mar saremo nuovamente il tutto e dall'estremità del caos, con grazia diversa siederemo su cumuli di sole ma l’accecante fragore sarà stato ammansito dai versi che, come radici d’albero, sgorgano ripetuti dal cuore (Maria Volpato, Poeta, Soprano Leggero, Conservatore Beni Culturali, Archivista).



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Al di sotto de I giardini Fioriti di Ol’Mar scorre una traccia autobiografica che di tanto in tanto emerge con chiarezza e cerca di rendere conto, o anche soltanto di descrivere, il senso di una vita. Al di sopra si raccolgono, quasi in un raduno orgiastico, tutti i miti presenti sulla terra a tutte le sue latitudini, che raccontano le loro verità sull’esistenza umana e sul suo rapporto costante con la e le divinità. Ne nasce uno sterminato affresco che l’occhio del lettore fatica a contenere nel suo campo visivo e ne è ammirato e frastornato allo stesso tempo, soprattutto perché, per sua natura, il mito contemporaneamente mostra una verità ma molte altre le nasconde o le lascia nell’ombra, richiedendo sempre che altri miti si affaccino. Così la vita, quella dell’umanità in cammino sulle gambe di ogni singolo uomo, è come un immenso drappo che continuamente si piega, dispiega, ripiega, e come le infinite onde barocche procede verso una verità che, alla fine, è puramente e semplicemente la vita stessa. Sulla sua strada l’uomo incontra spesso un Dio padrone e tiranno, ma vorrebbe che il suo cammino terminasse tra le braccia di un Dio amore: tra le braccia della madre. Dal momento che l’uomo possiede uno strumento potente e unico per esprimersi, la parola, è con questo che anche il racconto di questo libro fa i conti, ed è una parola in forma di prosa poetica; e la poesia ha delle affinità con il mito, perché anch’essa, le sue verità, le mostra e le nasconde con infinito amore. “Il mito è quel nulla che è tutto” Fernando Pessoa. (Cesare Tomasatig poeta e intellettuale).



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Un'opera complicata e geniale. Sfogliandone le pagine, soffermandomi su alcune, scorrendone più velocemente altre, mi sono accorta che sono riconducibili, nel loro significato, alle pietre che compongono una cattedrale medievale: tutte diverse che, prese singolarmente, paiono imperfette ed enigmatiche ma che in realtà, situate ognuna al proprio posto, contribuiscono alla costruzione di qualcosa di più grande: una "cattedrale" di parole. Riflettendo su alcuni brani ho realizzato che la loro struttura mi ricorda vagamente un'opera da me letta, riletta e studiata: le Istorie di Erodoto. Come queste ultime anche l'opera si presenta come un insieme logico, machiavellico di "logoi" che raccontano una storia, espongono una ricerca, riportano un'indagine. Queste pagine si possono leggere in chiave simbolica, una alla volta, come pillole di vita, un tassello in più a completare quella sete di sapere che contraddistingue ogni essere umano. Oppure come un'epica, un cammino, un'avventura: il tramite, il mezzo, con cui raggiungere un traguardo non ancora ben definito. E dove ci porterà quest'avventura, questa scoperta? Lo scopriremo solo leggendo. "Ahimè" elucubra l'eroe, "abbandonare tutto per sparire nel nulla non è la fine del viaggio né l'inizio di un altro, è solo cavalcare un confine che non ha lingua né intenzione, ma isolate eterne eguali navi cariche di sale e di stelle, dimenticate perché non contate" ( Pag. 238). (Maria Vittoria Trussoni, studentessa, II liceo classico).



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"Intervalli temporali di vite diverse vissute in spazi ed epoche lontane, sintesi di momenti di scelte duranti i quali l'uomo si trova di fronte al suo destino. Lucidità della prosa che esalta un sentimento orami perduto: la malinconia del ricordo". Troppo breve la lettura per ulteriori descrizioni, ma profonda per coglierne l'essenza e cioè un testo meditativo da accompagnare ad un calice di passito seduti all'ombra di un albero del proprio giardino, sognandone altri. (Antonio Asquino commercialista).



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È già passato qualche tempo da quando ho ricevuto "I Giardini fioriti di Ol'Mar" e da allora continuo a guardare e riguardare la copertina, rigirando il libro tra le mani, cercando di capire con quale spirito e con quale criterio affrontarne la lettura (difficile trovare verbo più appropriato: affrontare = mettersi o andare di fronte a qualcuno, sostenere qualcosa di difficile o impegnativo, De Mauro, dizionario della lingua italiana). "I Giardini fioriti di Ol'Mar" è un tomo di più di 500 pagine e faccio fatica a ricordare quanto tempo sia passato dall'ultima volta in cui decisi di iniziare a leggere un poema epico ("iniziare a leggere" è sicuramente più appropriato di "leggere"). Ad un tratto una folgorazione: il mio amore per il calcio, mai ricambiato se non grazie a sporadiche ed, appunto, epiche imprese (sono un tifoso fondamentalista del Genoa 1893 Cricket and Football Club), mi viene in soccorso. Mi tornano alla mente le immagini nitide come se stessero scorrendo in questo preciso momento sullo schermo gigante di un cinema, con l'audio avvolgente del Dolby Surround, del nostro "mister" che, interrogato sulla difficoltà che il calendario del campionato appena presentato aveva riservato al Genoa, risponde che "le squadre vanno affrontate tutte, in casa e in trasferta, chi prima e chi dopo, ma sempre e comunque tutte, e non è importante l'ordine ma l'approccio con il quale le si affronta". Confortato, mi ritrovo con il libro aperto a pagina 414 e incomincio a leggere: "Nella pietra gigantesca che fa da segnalibro a questa storia è iscritta l'avventura del profugo di Ol'Mar; ancora una volta egli si è fatto irretire dal narratore e percorre uno dei suoi molteplici racconti che non hanno vento ma che sono sigillati in lagune di pietra, tra terra e luna, come un magico riflettersi o come un negromante spezzare l'adozione del sonno". (Federico P. Trussoni, tifoso, consulente, giornalista).



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Ol’Mar è un’opera che va ascoltata e non letta. Come certa musica dodecafonica che, per essere compresa e apprezzata, non va ascoltata bensì letta. Un atto letterario coraggioso al limite dello sfrontato. Ma chi conosce l’autore non può che concordare sul fatto che solo un uomo ricco di idee e pronto alle sfide più difficili, poteva misurare se stesso – prima ancora che gli altri – su un poema epico di questo tipo. (Cav. Massimo Andreoli - Presidente CERS - Consortium of European Re-enactment Societies).




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Ciao Carissimo Mario. Scusa se ho messo così tanto ad ottemperare alla mia promessa. Sappi che è stato un vero piacere leggere il tuo libro ed è un piacere lasciarti una testimonianza. Approfittando (si scrive così?) di un momento di calma ho buttato giù due righe. Inutile ripeterti che ho trovato incredibilmente utile oltre che piacevolissimo il tuo Poema. Ho cercato di evitare ringraziamenti o inviti all'acquisto, sebbene ti ringrazi veramente tanto di aver scritto un Poema così e sebbene ritenga che tutti i seri "cercatori" dovrebbero acquistarlo e leggerlo. Accade di imparare qualcosa da quasi ogni testo letto e basta un'immagine o una sola parola nuova per meritarne la lettura, ma, gettando uno sguardo sui tanti libri che ho letto, il tuo si staglia assieme a quei pochi che mi hanno cambiato la vita, pietre miliari della mia crescita. Tutto cambia continuamente, spesso impercettibilmente, sotto l'influsso di relazioni di causa ed effetto e il tuo libro, per me, è stato causa efficace di veloce cambiamento. Sappi che dopo averlo letto NON sogno più come prima, ma in un modo molto più ricco, sorprendente, complesso e curioso; idem per le rappresentazioni mentali, le percezioni, le emozioni e le sensazioni in stato di veglia. Mi si è aperto un mondo nuovo, immenso, divertente .... Ecco il testo che ho buttato giù:

I giardini fioriti di Ol' Mar è un libro raro, una gemma preziosa che ci si manifesta per lasciarsi raccogliere; un’esperienza per tutti coloro che cercano incessantemente dentro di sé, dentro gli altri, ovunque si possa e si riesca. Fortunato chi ha l’ardire di tuffarsi in esso abbandonandosi alle immagini, ai sapori, ai profumi, alle sensazioni, alle emozioni, alle credenze, agli usi, ai costumi, ai miti, alle saghe, ai misteri, ai simboli, agli spazi, ai tempi, allo spirito universale continuamente osservantesi nelle sue più diverse formazioni, ma, soprattutto, lasciandosi travolgere dalla profonda liberazione ottenibile seguendone la struttura che scardina i nostri polverosi pensieri, le nostre sbiadite visioni, le nostre arrugginite abitudini, le nostre scontate sensazioni, liberando energia e luce che purificano il nostro inconscio, anche onirico, e che rischiarano la nostra esperienza di veglia sviluppando momenti d’intuizione e di vera serena consapevolezza. (dr. Luca Gregoric – Imprenditore)

A volte mi hanno chiesto: perché scrivo. Lo sforzo intenso e la fatica che impone lo scrivere un libro come I Giardini Fioriti di Ol’Mar hanno significato e valore anche solo nel ricevere una mail e una recensione straordinaria e sorprendente come quella sopra riportata. Sopratutto perché Luca: 1) ha letto tutto il libro. Proprio tutto. Molti, anche se sono in grado di farlo, vinti dalla difficoltà, abbandonano; 2) lo ha capito e lo ha raggiunto correttamente attraverso la sua sensibilità, la sua intelligenza e la sua volontà; 3) è un imprenditore ed è laureato in economia aziendale, dunque la letteratura non è il suo mestiere; 4) ci siamo conosciuti non da molto e per motivi geografici ci frequentiamo poco di conserva non può essere piaggeria; 5) è grande e grosso come me. E questo può costituire altro impedimento alla lettura. Si deve allora dedurre che qualsiasi percorso spirituale, architettura specifica con cui è costruito il libro, è accessibile a tutti quelli che lo vogliano compiere, sopratutto nella solitudine che consente la lettura.









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