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Testimonianze

Praga E' Sul Mare


TESTIMONIANZE
    
    
    
Le recensioni sulla prima parte

La recensione di Roberta Migliaccio
Viaggio in un amore al femminile. Un rapporto di coppia fra due donne, una che rappresenta la costante allegria, e l'altra la malinconia e la sofferenza per la felicità e spensieratezza della compagna della sua vita. Difficile relazione, come tutto quello che concerne l'amore fisico, prima o poi è destinato a sbiadire, a perdere i contorni ben delineati dei primi periodi, quando le relazioni non sono ancora divenute fiacche  e stanche, e la voglia di amare è ancora saldamente sottostante gli scambi affettivi della coppia. Senza pregiudizi, quando il sogno muore, è un romanzo sull'affettività e sull'amore saffico, ma l'amore non può essere incanalato in una struttura di normalità sociale che vede lo stesso, solo destinato a coppie eterosessuali. Amore senza età, senza confini, senza distinzioni. Quando il sogno muore, è il momento di cambiare, di cercare altre strade da percorrere, soprattutto se la pesantezza prende il sopravvento sulla gioia di stare insieme. Romanzo coraggioso, scritto con stile scorrevole e coinvolgente.

La recensione di Anna Russo
Amore con la A maiuscola. Qual’è l’amore?! Può un amore essere diverso da un altro enon non sto parlando delle storie d’amore, ma dell’amore nella sua essenza. Semplice sentimento d’amore. Può essere un amore giusto e uno sbagliato. Può la morale, l’etica stabilire persino quale sia la forma d’amore più conveniente?! Tragico misfatto. Oscenità sotto il sole. L’AMORE è solo amore. Non ci sono regole, non ci sono convenzioni. Io ti amo e tu mi ami, il resto verrà da se. Chi sei?! non lo so! Forse insieme possiamo scoprirlo. Solo che io sono semplicemente una persona che ti ama. Una persona che ti ama. E’ solo questo che conta. E’ solo questo la magnifica verità che urla questo libro. Amare. Lasciarsi amare. Saper amare. Imparare ad amare. L’amore non conosce regole, non ha limiti, altrimenti non è più Amore, è forse a volte, volersi bene, e altre volte non è più nemmeno quello è solo un ciao la mattina quando si aprono gli occhi seguito da un ancora più mesto - tieni il caffè! -. Ma tutto questo non c’entra niente con l’amore che è meravigliosamente raccontato in questo libro.


I commenti alla prima parte


di Giusy
"Passione e amore si fondono si scontrano come succede quando si ama. Stupita che la descrizione delle sensazioni, delle emozioni, dei pensieri femminili sia stata così puntuale, vera, reale...e per mano di una mente maschile!  lo rileggerei certa che mi sono sfuggite sfumature"

di Sarah 'Iles
In questo irresistibile fagocitante libro l\'universo saffico si equivale all\'andare delle relazioni etero. Una relazione tra donne può naufragare come tutte le altre, a scapito della forza, della intelligenza e della caparbietà tipica del nostro sesso. Ho sentito Ambra in frammenti, ho percepito la sua ostinazione a perseguire un amore insoddisfacente, l\'insaziabilità della sua solitudine. Bello quando l\'autore dice "la prima azione dell\'amore è la prigione". Giusto. L\'amore ci imprigiona, ci tortura e a volte ci ripaga sicché la gabbia ha delle grate più ampie. Ma quando l\'altro ci abbandona e il sogno muore tutto perde la sua consistenza. E la gabbia diventa una cella di isolamento dove non passa che un flebile filo di luce. La protagonista soffre al punto di violentare se stessa con la sua ostinazione. Sono delle esili figure ben strutturate. Un libro di sicura lettura. Bruciante.

di Valentina Bertipaglia
L’incipit, da solo, mi ha catturata. L’esordio porta il lettore direttamente nella dimensione della protagonista, in quel luogo buio di cui parla. Nel suo amore doloroso. Perché questo libro è una lettera d’amore. Un amore non corrisposto, o almeno, forse in parte. La descrizioni non sono mai banali o scontate, né volgari, raccontano perfettamente i luoghi dell’anima della protagonista. Adoro il personaggio di Ambra e il suo modo di amare totale, quasi autodistruttivo. Questo libro è bellissimo, da leggere in ogni sua singola parola.

di Enza Alberico
Il fluire del racconto mi ha attirato e convinto che meritava di essere letto tutto d'in fiato senza intervalli. Lo stile naturale, con le frasi brevi ma piene e il venir spesso a capo hanno ben reso l'immagine di pensieri e sentimenti che escono liberi senza intoppi. Non e' facile intessere una trama su due soli personaggi ma l’autore c’è riuscito. Il primo libro e' quello che ho sentito più mio. Ambra rimane la mia eroina, così come ho capito ò anche l’eroina dell’autore. Ama l'autunno, i paesaggi nebbiosi, la poesia, il sogno. Ho sentito che vi-bra di molte passioni che sono tipicamente femminili. Mi hanno un po' meravigliato ma non disturbato i nu-merosi ricordi erotici che mi sembravano leggermente in contrasto con il personaggio. Ma il secondo libro gioca e s’intreccia con il primo modificando e confondendo i ricordi creando intrecci di realtà come in un gio-co di bambole russe. Ogni racconto è un’illusione ed ognuno ci tira fuori quello che vuole. Ogni personaggio e' un miscuglio di verità e finzioni e questo mi e' piaciuto. Venezia più di Roma, nonostante Roma sia la mia città. Grazie per aver ricordato nel libro la potenza dei Dogi e di Venezia presso i Turcimanni. Enza Alberico (Professoressa di Arabo in Scuola Italiana di Gedda).

di Federica Santoro
Da una parte il desiderio, l'amore, la spinta che fa  desiderare  la vita, e dall'altra  l'incapacità,tutta umana, di relazionarsi  con l'altro, unico essere attraverso cui poter materializzare il proprio desiderio di vita. Tra le pagine del libro, nella storia di una vita insieme, si dipanano tutte le difficoltà  ad essere se stessi di fronte  a sè , all'altro, all' amato. È come se si dovesse in primo luogo fare i conti con l'impossibilità  di amare, per imparare ad amare, che passa, inesorabilmente,  dal dover fare i conti con  le parti  piu profonde di sè , quelle spesso non volute guardare, riposte nell'angolo più  lontano di sé, perché  scomode.  Nella relazione  queste parti tornano, inesorabilmente,  in superficie, e l'altro, senza volerlo, diventa l'oggetto d'amore su cui sono proiettate. Inconsapevolmente si è vittima, o carnefice, entrambe le parti  esercitano con l'altro il ruolo che serve per sanare conflitti interiori  mai sanati. La vittima e il carnefice esercitano vicendevolmente il proprio  potere  sull'altro.  È amore.  Amore malato, ma amore, perché  chi lo sta provando  e vivendo   non è consapevole di questa " malattia". Chi si sta amando si sta amando e basta. È spesso sulle pagine  di cronaca, l'epilogo cui  può portare  questo tipo d'amore. Meno spesso si parla di come si può andare oltre a questi meccanismi,  provare a vedere l'altro come soggetto e amarlo  per ciò  che è davvero, forse perché  si può fare soltanto da   una certa distanza temporale, dopo essere  passati assieme all' amato attraverso tutte le fasi  di rispecchiamento, senza perdersi nè perdere l' altro, durante il tragitto, faticoso, di una vita insieme. E oggi troppo spesso si preferisce non fare questa fatica. Abbandonare prima. Non hanno abbandonato, le protagoniste di questa storia d'amore lunga tutta una vita vissuta insieme, ed è ininfluente  che siano due donne.  I meccanismi dell'amore non hanno sesso, appartengono all'essere umano.   Nel momento in cui ciascuna  ha potuto essere con l'altra il ruolo che la  loro relazione d' amore voleva si mettesse in scena, e alla fine, ad una distanza spazio temporale imposta dalla casualità  della vita, hanno potuto rivelarsi di aver capito chi fosse davvero l'altra, ammettendo anche con sincerità  di non aver capito ( si è sempre alla fine in parte inconoscibili), in quel momento si è materializzato il senso della parola Amore. L' Amore si è reso evidente, vivibile. L'altro, da  oggetto  d'amore,  è  divenuto un Soggetto d'Amore. Non importa nemmeno che la forma che assume a questo punto l' amore  nel libro, non sia più  materialmente  vivibile. L' amore permane nel tempo, eternamente, nella  figura dell'amato, soggetto d'amore, anche nel tempi dell'assenza. Quando riusciamo ad accogliere e riconoscere  l'altro,  è perché  abbiamo già  accolto e riconosciuto  noi stessi. Ci vuole una vita intera  a volte, come le due protagoniste. Ma alla fine si è insieme, uno di fronte  all' altro, i propri corpi nel riflesso dello specchio, amanti nudi e spogliati,  senza difese, nella verità  di ciò  che è stato, di cui ci si può  riappropriare, per continuare ad amare. Non più  amore malato. Amore guarito.  Federica Santoro (scrittice).

di Mario Gorga
Mi piacerebbe incontrarti e spero che possa accadere presto. Ho letto il tuo libro due volte. Hai detto ... si legge in tre ore, magari in treno. Beh, può darsi ma dipende da chi lo legge e da quanto si vogliono approfondire i messaggi nascosti tra le righe e nelle parole. Il libro fa sentire colti gli ignoranti e ignoranti i colti. I primi si riconoscono nei luoghi, nei locali, sono attratti dal lato torbido della vicenda,  i secondi cercano con difficoltà di indagare sul viaggio metafisico che in effetti è la vera trama del romanzo. E' un fiume nascosto, wad al luben, Semplicemente Guadalupe, che scorre dall'inizio alla fine e non finisce mai. E' una bellissima storia d'amore dove l'omosessualità è solo contingente, non è il contenuto ma il veicolo che lo trasporta. L'analisi introspettiva dei personaggi evoca anche il concetto di doppelgager, di noi e del contrario di noi, dell'ancestrale spinta verso la conoscenza e del desiderio di rifiutare la realtà. Il finale in particolar modo è pervaso da un sottile senso di autolesionismo nietzschiano. Venezia è immanente, la sua nebbia e il suo odore sono ovunque. Non a caso è il luogo dell'inizio e della fine del romanzo. Il capitolo l'isola di San Michele mi richiama una lirica, poco nota, che era il pezzo forte di Tito Gobbi: visione veneziana. Si, il tuo libro è baritonale, non esce dalla gola ma dal profondo del cuore. Mario Gorga (società di consulenza Gorga e Gprga).
















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