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Genesi

Con Il Cuore


GENESI
 
 
Eravamo molto amici.
Io e Aldo Augelli.
Nella stessa classe già dalla prima media, eravamo poi divenuti amici nella terza dopo un’accesa discussione su Dio e sulla religione. Da quella discussione in poi, di Dio e della religione, non ne abbiamo più parlato per tutta la vita. La religione ci divideva. Lui credeva fermamente nell’Antroposofia di Rudolf Steiner, io nel Vangelo di Gesù Cristo.
La musica invece ci univa.
Moltissimo, quella classica, altrettanto Luigi Tenco, Fred Buscaglione “sono Fred dal whisky facile”, Fabrizio De André. Indimenticabile Dario Kopeko “dove c’è luce ci sono ombre, nel buio, nell’occhio e nell’amore”. Saints and Sinners, Jazz Sebastian Bach erano due compilation che ascoltavamo forse troppe volte.
Scrivevamo poesie.
Ognuno per proprio conto. Non ce le passavamo. Non le leggevamo. Non le commentavamo. Mai. Ognuno geloso? O con la paura del giudizio dell’altro? Competizione? Pero quando eravamo in compagnia, soprattutto con ragazze, componevamo poesie un verso a testa.
Nel 1970 ci siamo trasferiti a Milano. Avevo ventiquattro anni. Lui venticinque. Io mi sono sposato, in Chiesa. Lui conviveva con una ragazza. Dopo qualche anno si è sposato anche lui, in Comune.
Un giorno, eravamo in ufficio dentro un agosto umido e soffocante, abbiamo improvvisamente deciso di pubblicare insieme alcune delle nostre poesie.
Io ne scrivevo migliaia, lui poche, ma molto belle e intense. Io amavo il ritmo, l’architettura delle parole, la declamazione; lui aveva il dono della visione, la capacità dell’immagine, la rappresentazione del sogno.
Abbiamo deciso che ognuno avrebbe avuto a disposizione lo stesso numero di pagine. Le poesie non dovevano avere titolo singolo; il titolo del libro doveva valere per tutte singolarmente. Non dovevano avere un ordine logico né si doveva riconoscere chi le avesse scritte dalla posizione o dalla cadenza editoriale.
Due poeti: un poeta solo.
Abbiamo avuto due figli.
Prima io.
Poi lui.
Nel millenovecentosettantasei è stato trasferito a San Paolo in Brasile. Io ci sono andato ad abitare l’anno dopo.
In Brasile ha avuto un altro figlio e ci è rimasto.
Dopo San Paolo e due anni a Rio de Janeiro, sono tornato in Italia. Nel trasloco di rientro ho perso tutto: duemila libri, i miei giocattoli, i mobili, i giocattoli dei bambini, i vestiti. Tutto. Sono tornato con tre valigie e tre libri. Ho perso anche quello che avevo scritto negli anni e il piccolo libretto di poesie che avevamo costruito insieme.
Ho avuto un terzo figlio.
C’è stato un periodo, della nostra vita, che siamo stati afferrati da conflitti che sembravano insanabili. Secondo alcuni era colpa delle macumbe che ci avevano fatto i nostri nemici. Poi siamo tornati amici, con un oceano di distanza che non è riuscito a modificare i nostri sentimenti.
Lui è tornato in Italia alcune volte. L’ultima volta ha sofferto di un infarto cerebrale violentissimo.
Penosamente è sopravvissuto.
E’ tornato in Brasile e non l’ho più visto.
L’infarto gli aveva fatto perdere la possibilità di leggere, di scrivere, di guidare, di andare in bicicletta. A volte faticava a parlare. Ogni tanto aveva delle catalessi. Strani fenomeni di epilessia. Per gli antichi greci epilessia significava “essere invaso” da un dio. Chi ne soffriva veniva rispettato.
Non molto tempo dopo è morto.
Ora è sepolto a Embù, nello stato di San Paolo, in un cimitero protestante, senza croci.
Tra gli alberi e l’erba, nel silenzio.
Come voleva lui.
Anche se non avevamo la stessa fede, quando è morto, gli ho fatte dire delle Messe. Ogni tanto lo sogno, ma non lo percepisco allegro, mi sembra angosciato. Allora gli faccio dire altre Messe, anche se lui non ci crede.
Misteriosamente o magicamente, dopo la sua morte, sono tornati dal Brasile alcuni miei libri, tutti i miei scritti e il nostro libricino di poesie.
Da allora sono passati diversi anni.
Ieri ho deciso di ristampare il volumetto perché voglio togliere un velo leggero, o forse, dare un profumo d’eternità alla nostra amicizia. O solo un cippo nel deserto.
La sfida, ora, per colui che leggerà è capire chi ha scritto metà delle pagine e chi ha scritto l’altra. Se ha voglia mi racconta quello che ha scoperto.
Il nostro slogan, sino dall’inizio della nostra amicizia, era “bivievi”. Bisogna Vincere e Vinceremo.
Abbiamo vinto?
Non lo so.
Ciao Aldo.

Spiriti delle loro anime, attivi custodi!
Le vostre ali possano portare
L’amore anelante delle nostre anime
agli uomini delle sfere a voi affidati
affinché, unita alla vostra potenza,
la nostra preghiera s’irradi sulle anime,
le aiuti e le cerchi con amore.
FORMAZIONE DEL DESTINO E VITA DOPO LA MORTE
RUDOLF STEINER








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